PROSSIME ATTIVITA’ DEL FORUM

Care e cari,

i referenti dei sei gruppi regionali di lavoro (segreteria, comunicazione, istituzionale, progettazione, consulenza, ricerca e formazione), che abbiamo deciso di costituire nell’Assemblea del 28 luglio scorso si sono ritrovati sabato 30 agosto presso il CEVI di Udine, per discutere sull’opportunità di adottare alcuni criteri comuni di lavoro, specie in questa fase di avvio nella quale cominceranno ad essere delineati i diversi programmi di attività. Nell’affrontare questo argomento sono emersi una serie di problemi di carattere generale e di possibili soluzioni che ci sembra opportuno sottoporre alla vostra attenzione.

  1. Natura, identità del Forum.

E’ spesso emersa la necessità di far capire ai nostri diversi interlocutori (persone, Istituzioni) chi siamo e quale veste formale abbia il Forum. Dal punto di vista della comunicazione tutti hanno convenuto sull’opportunità di dotarci di un logo e di un testo di presentazione da stampare e da mettere nel sito (si tratta di aggiornare quello esistente). Sulla forma del soggetto, abbiamo ribadito che il Forum è una rete di Associazioni e di singoli cittadini che trova la sua legittimazione nelle attività che sarà in grado di sviluppare piuttosto che costituire una Associazione che progressivamente si autonomizza, distaccandosi dai soggetti che l’hanno creata. Quindi, l’dentità del Forum non sta nell’etichetta ma nei progetti, nelle inziative.

  1. Il Forum tra teoria e buone pratiche.

E’ ricorrente l’accusa che ci viene rivolta di essere “teorici”, mentre bisogna “calare nella realtà”, fare cose concrete. Non rispondiamo ovviamente ai pratici malevoli, mentre rispondiamo a chi è in buona fede. Va subito ricordato che le buone pratiche, anche nella nostra regione, sono numerosissime e continuano a crescere, man mano che la crisi avanza. Il Forum nasce coniugando una doppia critica: ai teorici che si chiudono nelle proprie torri d’avorio per rilevare che il sistema è in crisi sistemica, ma poi non indicano come costruire un diverso sistema socioeconomico; ai pratici, che mancando di un progetto condiviso, si chiudono nelle loro rispettive buone pratiche, spesso autoreferenziali e, a lungo andare, riassorbite dalle “leggi” dell’economia del mercato capitalistico. La proposta di legge regionale che abbiamo elaborato e tutto lo sforzo che stiamo facendo per formare distretti e filiere è la migliore dimostrazione che cerchiamo di creare un terzo sistema fra quelli dell’economia di mercato e dello Stato.

  1. La partecipazione delle Associazioni e dei cittadini alle attività del Forum.

Dobbiamo scongiurare il pericolo che la partecipazione si assotigli, che il Forum abbia come protagonisti attivi un ristretto gruppo di persone. Questo va bene se si deve dare operatività ad una associazione culturale, ma diventa fallimentare per una rete che intende promuovere la nascita e lo sviluppo di un diverso sistema socioeconomico. Abbiamo bisogno di tante persone attive, preparate e in grado di far decollare i distretti e relative filiere. Per aiutare questo processo abbiamo deciso che in ogni gruppo di lavoro regionale, oltre alle persone che finora hanno dato la loro disponibilità, vi sia un rappresentante per ciasuno dei 19 distretti di economia solidale. In questo modo, ogni distretto avrebbe per lo meno 6 persone che partecipano alle attività dei 6 gruppi regionali, diventando di fatto il primo nucleo, la prima rete distrettuale. Cogliamo l’occasione per invitare nuovamente le persone interessate a dare le loro adesione ad una o più dei 6 gruppi di lavoro, compilando questa scheda

 

  1. Questione sede del Forum.

Fino a quando gran parte delle attività del Forum si svolgeva in forma assembleare, il centro Balducci era (e resta) una risorsa preziosa, anche se raggiungibile solo in auto. Ora però, avendo formato le 6 commissioni di lavoro sorge in modo pesante il problema di poter trovare una sede dotata di più locali per tenere gli incontri in simultanea e che sia, allo stesso tempo, baricentrica e facilmente accessibile utilizzando il treno. A tal fine le/gli amiche/i udinesi si sono impegnati a ricercarne una, prossima alla stazione della loro città. Per le plenarie possiamo invece stabilire un criterio di rotazione fra i quattro capoluoghi. Goriziani, Triestini e Pordenonesi comincino a cercare e proporre.

  1. Prossima iniziativa pubblica.

E’ infine emersa la necessità di organizzare una grande iniziativa pubblica, memori della grande partecipazione di pubblico ottenuta a febbraio scorso a Udine, con la presenza di S. Latouche. Lo decideremo in una prossima Assemblea che sarà convocata per giovedì 18 settembre alle ore 18.00 presso il centro Balducci. L’idea è la seguente e nasce dalla nostra difficoltà nell’avanzare una indicazione di zonizzazione dei distretti di economia solidale. Nella proposta di legge regionale a sostegno dell’economia solidale avevamo fatto coincidere i nostri distretti con gli ambiti socioassistenziali della Regione, ritenedo tale zonizzazione la più idonea a favorire la formazine di comunità autosostenibili. Ora, sembra che il disegno di legge regionale di costituzione degli ATO (ambiti territoriali ottimali) con funzioni di programmazione socioeconomica dei Comuni porti ad una zonizzazione diversa (si parla di 10/11 ATO). Già questo fatto crea una discrepanza difficilmente risolvibile. Ma, andando oltre, si rileva che le zonizzazioni settoriali della Regione, esistenti o in via di definizione (sanità, lavoro, agricoltura, distretti industriali, ambiente, urbanistica) configurano una giungla di mancate coincidenze che dimostrano come tali zonizzazioni riflettano la mancanza di una politica di programmazione socioeconomiaca coerente, piuttosto tesa a soddifare i bisogni e le aspettative dei diversi gruppi di interesse. Siamo convinti che queste mancate coincidenze possono essere superate solo se, al posto degli interessi settoriali, sarà rimesso al centro, al primo posto, il benessere della collettività. Per promuovere questo cambio di prospettiva sarebbe ad esempio utile abbandonare la logica del PIL per avvalerci di altri indicatori, come ad esempio il BES. Avremo modo di discuterne.

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